[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







venerdì, 29 ottobre 2004

Un trailer

Prossimamente, su questi schermi...

"Il ritorno di Latifah"!

(Domani vado in ferie per il "ponticello". Intanto, guardate le novità su Smettiamola!)

parole di Latifah | 11:13 | commenti |

martedì, 26 ottobre 2004

Un aggiornamento

Il Caravanserraglio è momentaneamente chiuso (meno di un post a settimana e commenti disattivi) per una specie di fioretto: devo consegnare due progetti di lavoro che mi stanno rubando tutto il tempo, il sonno, la salute. Uno è a buon punto, l’altro in alto mare. Insomma, sono circa a metà strada verso la riapertura…

Nel frattempo, però, non ho smesso di essere grafomane: cerco di limitare il tempo che passo sui blog, ma ogni tanto scribacchio qua e là. Ad esempio, un giorno mi sono sfogata scrivendo quello che mi frullava per la testa (e la situazione non è poi molto cambiata…).

Poi collaboro ad un blog di scrittura creativa, ma qui - per ora - il mio impegno è limitato a segnalazioni di appuntamenti, concorsi letterari, laboratori.

Un giorno, in preda a crisi d’astinenza da blog, mi sono ri-appalesata in un covo di nostalgici degli anni ’80, di cui sono complice, con una riflessione sui mezzi di comunicazione dei teen-ager di allora e di oggi. "Loro" hanno telefonini, blog, sms e chat; "noi" avevamo il telefono a disco, il diario di scuola, i bigliettini e gli "amici di penna". Di questo, tra l’altro, si parlerà stasera (martedì) in un programma radio via web (probabilmente non riuscirò ad ascoltarlo: se qualcuno di voi si sintonizza, fatemi sapere!)

Ma non finisce qui. Nel periodo di massima blogghite, aprii un altro blog, coinvolgendo subito altri compagni di avventura. Poi, le mie vicissitudini di lavoro mi hanno portato ad allontanarmi anche da loro (per ora). L’incredibile è che quel diario un po’ improvvisato ora è stato segnalato dal Venerdì di Repubblica!

Insomma. Staccare un po’ dal blog porta bene, pare. Spero che questo valga anche per i miei due progetti di lavoro…

(Ah, dimenticavo: 30.000 grazie a tutti voi, che continuate ad entrare nel Caravanserraglio, anche se è a porte chiuse...)

parole di Latifah | 00:06 | commenti | blog, personale

lunedì, 18 ottobre 2004

Una premessa

[Il Caravanserraglio continuerà a restare “chiuso” finchè non avrò consegnato due progetti di lavoro che mi stanno togliendo il sonno... e anche la salute.]

 

Un film

Fahrenheit 9/11

 

Potevamo festeggiare con un week-end romantico o una cena a lume di candela. Invece, per il nostro dodicesimo anniversario, ieri abbiamo deciso di andare al cinema, che per noi è un evento ancora più raro... Così, finalmente, ho visto Fahrenheit 9/11 di Michael Moore. Ormai non c’è molto da dire, sono mesi che se ne parla. Sicuramente, lo giudico “da vedere”. Anche se meno efficace di Bowling a Columbine, anche se a me non ha rivelato sconcertanti verità: ha semplicemente messo in fila prove e testimonianze di ciò che già sapevo, o immaginavo, su Bush, l’11 settembre e la guerra in Iraq.

 

Se devo trovare un difetto, in questo film (documentario? docu-fiction? vabbe’, non ha importanza), è sicuramente la retorica: poteva essere sfrondato, eliminando, ad esempio, le immagini serene dell’Iraq prima della guerra, o quelle del pianto della madre del soldato americano davanti alla Casa Bianca. Poteva essere un po’ più asciutto, ecco. Inoltre, mi è venuto un dubbio: George W. è soltanto un imbecille che gioca a golf, fa il cow-boy e legge fiabe, oppure è un abilissimo uomo d’affari che se ne frega degli allarmi della Cia pre-11 settembre, così ha la scusa di partire alla conquista dell’Iraq per i suoi interessi nel petrolio? Oppure è una via di mezzo: un fantoccio nelle mani di papà? Di una cosa sono sicura: spero che non sia questo Dottor Jekyll-Mr.Hide a governare il mondo per altri quattro anni...

N.B. Vi segnalo la bella recensione di DavideT per il Cinematografo 

Voto: 7

Contatore: 15 film visti al cinema nel 2004.

[La giornata del nostro dodicesimo anniversario è finita davanti alla tv (altro evento per noi assai raro) con la puntata di Blu Notte dedicata alla mafia: quella censurata prima delle elezioni. Carlo Lucarelli è sempre bravo a mettere in fila i fatti: la sua è una trasmissione non di denuncia, ma di ricostruzione storica asciutta ed efficace. Anche se a volte sembra una macchietta – “Se questa storia fosse un romanzo...”, “Questa città non è quello che sembra...” – è sempre piacevole seguirlo. Per non dimenticare.]

parole di Latifah | 16:17 | commenti |

domenica, 10 ottobre 2004

Un avviso

Momentanea riapertura del Caravanserraglio con funzione di taccuino.

Riapertura definitiva: al momento non preventivabile causa superlavoro.

Un film
Le conseguenze dell’amore

[ATTENZIONE (spoiler): non rivelo il finale, ma alcuni dettagli della trama]

Finalmente una sera al cinema. A vedere un film di cui non sapevo nulla, come piace a me: non leggo mai le recensioni prima, proprio per non avere pre-giudizi. Così ho visto Le conseguenze dell’amore di Paolo Sorrentino, e dico subito che mi è piaciuto molto. Unica nota stonata, la recitazione di Olivia Magnani, nipote di Anna: tanto carina, ma per favore non fatela parlare…

Grande interpretazione, invece, di Toni Servillo. Si capisce subito che il film è costruito su misura per lui: è Titta Di Gerolamo, un personaggio grigio, triste, misterioso ma privo di fascino, mi viene da dire respingente. Eppure troverà il modo per riscattare un’esistenza all’apparenza priva di affetti, e lo snodo avviene proprio nel momento in cui si appunta sul taccuino una frase chiave: "Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell’amore". Poi, compie l’atto più coraggioso della sua vita: quello di sedersi al bancone del bar di un hotel in Svizzera e rivolgere la parola alla giovane cameriera. In quell’albergo vive da otto anni, "condannato" da un segreto inconfessabile a curare il trasporto di soldi in una banca discreta e compiacente, comm’il faut.

Da segnalare anche altri due straordinari personaggi e relativi interpreti: la coppia Raffaele Pisu - Angela Goodwin. Lui ha dilapidato il patrimonio di famiglia al gioco, e sogna di morire non di vecchiaia, bensì in modo rocambolesco. "Ma per morire in modo rocambolesco ci vuole coraggio", sentenzia Di Gerolamo. Un coraggio che può essere proprio conseguenza dell’amore. Anche se il sentimento più importante, che resta sotto traccia per tutto il film fino alla fine, Sorrentino ce lo indica nell’amicizia. Perché un vero amico lo è per tutta la vita.

Voto: 8

Contatore: 14 film visti al cinema nel 2004.


parole di Latifah | 18:07 | commenti |

mercoledì, 06 ottobre 2004

Una pausa di riflessione

Chiara, Mitì, Barbara, Daniela, Valeria, Katia, Lucia, Silvana, Claudia, Michele, Sara, Francesco, Fabrizio, Andrea,,Giorgia,Daniela, Matilde,Simona,Rudi,Davide,Paolo,Stefania, GIorgio, Monica, Andrea, Massimo, Sabrina, Sonia, Pietro, Simone, Giuditta, Mercedes, Alessandro, Christian, Francesco, Andrea, Rossano...   

Dietro ai blog ci sono delle persone.

Dietro al Caravanserraglio c’è Roberta. Una persona che ha una vita molto piena, e che ora ha voglia e bisogno di dedicarsi al proprio lavoro, ai propri interessi, ai propri affetti.

Tra questi affetti includo anche molti di voi, lettori del mio blog.

Questo non è un addio. Potrei tornare domani, tra una settimana, tra un mese.

Se tolgo la possibilità di commentare, è solo perché non avrei tempo di leggere e rispondere a tutti. Per lo stesso motivo ho tolto il mio indirizzo di posta elettronica. 

Ma per chi mi conosce e mi vuole bene, ci sono sempre.

parole di Latifah | 12:39 | commenti |

martedì, 05 ottobre 2004

Una contraddizione

Gioie e dolori del corso di subacquea

 

Quando sono uscita dall’acqua a mezzanotte meno cinque, ieri sera, mi sono chiesta: ma chi me lo fa fare? Ho patito un freddo assurdo, ferma nella buca della piscina a cinque metri di profondità, con le orecchie dolenti per i postumi di un raffreddore e il jacket bucato (per i non addetti ai lavori: sarebbe quella specie di salvagente che ti permette di controllare l’assetto in acqua immettendo e togliendo aria dalle bombole, NDR), a fare esercizi che so a memoria, come togliere e mettere la maschera, buttare e recuperare l’erogatore, fare la risalita d’emergenza con la respirazione in coppia... Poi, precipitarsi sotto la doccia bollente, infilare tutta l’attrezzatura bagnata in un sacchetto, asciugarsi i capelli a metà perché a mezzanotte e mezza la piscina chiude, arrivare a casa all’una meno cinque barcollando e svegliarsi stamattina con la spalla dolente e il collo bloccato... ma chi me l’ha fatto fare???

 

Eppure... eppure, mi sono divertita un mondo, ieri sera. Mi diverto a preparare l’attrezzatura, mi diverto a ripassare i segnali sott’acqua, mi diverto a fare esercizi banali, mi diverto a stare ferma sul fondo della piscina, mi diverto a parlare di immersioni con gli altri sub, a chiedere se è meglio Sharm o Hurgada, e che temperatura c’è adesso al Giglio, e tu che computer usi, e quando comincia il corso di apnea... Mi diverto, ecco. Allora ho capito che cosa me l’ha fatto fare. Perché, come tutte le attività impegnative, la subacquea comporta sacrifici. E disciplina. E costanza. Ma è una passione. E nella vita è importante averne. Magari per rempire dei vuoti, certo. Poi presto mi passerà e mi darò, che so, al parapendio o agli scacchi.

 

Ma ora non vedo l’ora che arrivi lunedì prossimo per tornare in piscina. Sono una persona piena di contraddizioni, lo so. Ma mi vado bene così. E stasera ho la lezione di danza araba...

parole di Latifah | 13:07 | commenti (26) | personale, subacquea

domenica, 03 ottobre 2004

Una danzatrice
Mona a Venezia

Ricevo un volantino di un seminario di danza orientale tenuto da una brava danzatrice di Raqs Sharki, incentrato sul nuovo stile del Cairo. La danzatrice si chiama Mona Habib e il corso si terrà a metà novembre in una scuola di danza di Mestre.

(...)

Qualcuno però spieghi alla valente danzatrice che cosa significa il suo nome a Venezia e dintorni... Meglio che si presenti solo con il cognome, forse.


parole di Latifah | 20:05 | commenti (25) |

sabato, 02 ottobre 2004

Un libro

La casa senza radici di Andrée Chedid

 

“La notte precedente era stata dura. Ammal e Myriam avevano saputo che in piena città uomini armati avevano fermato un autobus e trucidato una decina di passeggeri. Quello stesso giorno nella vicina campagna, in fondo a una scarpata, erano stati scoperti i cadaveri mutilati di cinque giovani.

Chi aveva incominciato? Quale delle due azioni aveva preceduto l’altra? La trama si era già ingarbugliata. Già si fronteggiavano odio e desiderio di vendetta.”

 

Uno scenario che potrebbe essere la Palestina, l’Algeria, l’ex Jugoslavia, anche l’Iraq. Invece è il Libano del 1975, anno cruciale per la storia del paese mediorientale. Lo racconta così la scrittrice Andrée Chedid nel romanzo La casa senza radici (Edizioni E/O, 2002).

La guerra in Libano fu “la mia prima guerra”, diciamo così. Ero una bambina e alla tivù sentivo queste strane parole: fedayin, mujaheddin, poi hezbollah... Non riuscivo a capire cosa avesse a che fare la religione con la guerra. Anzi, tante religioni, con strani nomi: cristiani e musulmani, maroniti e drusi. E’ illuminante un’altra frase del romanzo di Chedid:

 

“Oggi in questo paese ci sono quattordici possibili modi di essere credente, monoteista e figlio di Abramo. Non è troppo complicato?”

 

Ma le ragioni della guerra restano sullo sfondo, e la storia del Libano è tratteggiata attraverso la narrazione della protagonista, Kalja, fotografa cinquantenne emigrata in Europa, che oscilla tra i ricordi sereni di una vacanza libanese nel 1932 e il presente a Beirut. Ma c’è anche un terzo piano temporale: il qui e ora, con due ragazze, Ammal e Myriam, unite dall’amicizia e divise dalla religione, che organizzano un abbraccio simbolico in una piazza della capitale. L’esito drammatico di questo incontro si intuisce sin dalle prime pagine, ma la struttura un po’ artificiosa del libro, con continui salti da un’epoca all’altra, ne stempera l’impatto. Una lettura non proprio scorrevole, insomma, ma consigliabile in questo periodo, perché a volte, per cercare di capire il presente, è bene volgere lo sguardo al passato.

 

“(...) Ogni giorno di pace è un miracolo. Non dimenticarlo mai. Ovunque tu sia, nel cuore della tristezza più profonda, questo pensiero ti aiuterà a sorridere.”

 

Voto: 6,5

 

Contatore: 25 libri letti nel 2004.

parole di Latifah | 12:46 | commenti (2) |

venerdì, 01 ottobre 2004

Un'opportunità

La offre la regola della concorrenza e del mercato.

Così posseggo anche i titoli per partecipare al Mesca senza sentirmi un'infiltrata (e potrò rivedere Marlowe, MieleBluesblogger e conoscere Fetish, Oiraid e Napolino, tanto per citarne alcuni...).

parole di Latifah | 16:40 | commenti (21) |

grazie a squidfingers x gli sfondi (background)