[Caravanserraglio]
Pensieri, parole, opere e... viaggi (reali e mentali) di Latifah
 











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Smettiamola!







lunedì, 31 gennaio 2005

Una novità in rete

E' minuscolo. E' arrogante. E' arrivato!

(e c'è pure il blog)

parole di Latifah | 19:24 | commenti (7) | blog

Un canone

Stamattina, uscita di casa, ho un’illuminazione.
Azz! Oggi è il 31 gennaio. Ultimo giorno per pagare il canone tv. Eh sì, perché io sono una di quelle che si tura il naso e lo paga...

Torno a casa per cercare il bollettino. Stranamente, lo trovo quasi subito: è attaccato al frigorifero, tenuto su da due magneti (uno ritrae un vecchio manifesto pubblicitario di Tangeri, un altro è Bastet, dea egizia a forma di gatto, però senza orecchie perchè si sono rotte, così sembra un cagnolino... ma tutto questo non c’entra nulla).

Guardo nel portafogli: c’è solo qualche biglietto da 5 euro, e il canone costa 99,60 euro più le spese (azz!). Provo ad entrare in posta, sperando che funzioni il bancomat, ma rinuncio subito: il pannello luminoso mi annuncia che ci sono una cinquantina di persone prima di me. Ed è già tardi.

Arrivo in ufficio. Studio le altre forme di pagamento: in banca (la mia filiale è lontana), via internet (ho l’internet banking, ma da casa), via cellulare (non ho il wap)... e anche via telefono tramite carta di credito. Questa ce l’ho. Chiamo il numero verde Taxtel: 800.191.191. “Il numero è occupato, si prega di rimanere in attesa per...”. Sì, ok, lo so. Attendo. Nemmeno tanto. Suppongo che si debba usare la tastiera, facile, no? No.

“Per pagare il canone tv dica ‘canone’, per il pagamento del bollo dica ‘bollo’”. Be’, dai, non è difficile! E io dico ‘canone’.
Silenzio.
Boh, forse l’ho detto troppo presto... Riprovo: ‘canone’.
Silenzio.
Cambio intonazione, e alzo il volume della voce: ‘CANONE’.
Silenzio. Passa ancora qualche secondo.
“Non ho capito, si prega di ripetere. Dica ‘canone’ per pagare il canone tv, dica ‘bollo’...”.
CANONEEEEEEEEEEEEEEEE
Silenzio.

Intanto i miei colleghi mi guardano male.
Ok, rinuncio. Chiedo il permesso di uscire, vado in tabaccheria, per fortuna prendono il bancomat. Pago il canone. Torno in ufficio e mi girano già parecchio. Un collega mi fa: “Ma l’hai pagata la tassa dell’Ordine?”.
Azz...
Oggi è l’ultimo giorno per pagare l’iscrizione annuale al mio ordine professionale. Da domani si paga la mora del 10%, ma non ho il bollettino con me.

E’ un mondo difficile.
Ed è soltanto lunedì... 

parole di Latifah | 12:44 | commenti (17) | personale

sabato, 29 gennaio 2005


Una parrucchiera
Shampo, taglio e superstizioni arabe


Secondo voi, Latifah poteva avere una parrucchiera “normale”? Nooooo.
Infatti, la mia parrucchiera è una giovane marocchina. Così, tra shampo, taglio e phon, faccio anche “aggiornamento professionale”. Perché Nadia (in realtà si chiama Suad, ma ha scelto un nome italiano “così è più facile”) è combattuta tra mode e modi dell’Italia e le tradizioni del suo Paese, dove torna una volta all’anno.

In famiglia e con gli amici marocchini Nadia parla in dialetto, ma legge a fatica l’arabo. Una volta le ho chiesto di svelarmi il significato di una parola che mi aveva fatto fare una brutta gaffe: le mostrai la scritta in arabo, lei si dovette concentrare, poi andò nel retro del negozio, come per cercare l’ispirazione, quindi tornò trionfale e finalmente mi chiarì il mistero.

Da Nadia ho imparato tante cose curiose. Ad esempio, perché è così raro vedere cani nei paesi arabi: “Non si possono tenere in casa, perché sono come il diavolo, lo dice il Corano”, mi ha raccontato una volta. Oppure: “Quando attraversi la strada in Marocco, non devi mai camminare sopra i tombini, perché sotto ci sono i fantasmi e possono uscire mentre ci passi sopra”. Sono i djinn, folletti cattivi e dispettosi. Infatti, “quando entri in una casa nuova, per prima cosa devi passare per terra uno straccio bagnato di latte. Serve per far capire agli spiriti che non li vuoi scacciare, anzi, gli dai da mangiare, così loro non ti fanno male”, mi ha spiegato Nadia.

Conoscere le superstizioni, le credenze popolari, a volte può aiutare a evitare incomprensioni che possono avere conseguenze anche gravi. Di recente una mia conoscente, un’infermiera, è stata protagonista involontaria di un brutto episodio. Una giovane singalese era stata ricoverata in ospedale per un incidente, e tra l’altro aveva un braccio fratturato. Chiese così di essere aiutata a lavarsi le parti intime. L’infermiera le rispose (con tono cortese, assicura lei) che avrebbe dovuto farlo da sola, visto che a breve sarebbe stata dimessa e avrebbe dovuto pensare a se stessa, una volta a casa. E’ successo il finimondo, con accuse di razzismo nei confronti dell’infermiera. La singalese, poi, ha spiegato che nel suo Paese (non so se valga per tutti i musulmani) non ci si può lavare le parti intime con la stessa mano con cui si mangia. Ecco, ora che l’infermiera lo sa, rispetterà altre richieste del genere. Ma vallo tu a sapere...

Di recente ho avuto un’interessante conversazione con Nadia sulle tradizioni che riguardano il matrimonio in Marocco. Ne ho fatto un resoconto, piuttosto lungo. Ma se arrivate qua via google cercando “superstizioni arabe” o “credenze popolari marocchine” (chiavi di ricerca che sono comparse più volte tra i miei referrers), forse vi potrebbe interessare leggere questo dialogo: lo trovate qua

E se conoscete altre superstizioni, raccontatemele!

parole di Latifah | 11:57 | commenti (15) | parole, marocco

venerdì, 28 gennaio 2005


Uno spettacolo
Il signor Rossi contro l’impero del male

A lui, che ne ha parlato ieri sera in radio, non è piaciuto proprio. A me, invece, l’ultimo spettacolo di Paolo Rossi non è dispiaciuto. Certo, il ragazzo si potrebbe impegnare di più, però non mi sento di bocciarlo come ha fatto la critica. E poi io giudico da spettatrice: a vedere “Il signor Rossi contro l’impero del male” mi sono divertita, e il mio scopo era questo.

Non mi aspettavo né un comizio (certo, la politica è sempre in primo piano) né uno show con tempi televisivi, battute a ritmo serrato, applausi a comando e risate pre-registrate. Questo è teatro, per fortuna. Anzi, è “avanspettacolo civile”, come ci tiene a precisare lo stesso Paolo Rossi in apertura di serata, a luci ancora accese in platea. Uno spettacolo “in progress”, suscettibile di variazioni ogni sera anche a seconda dell’attualità.


La vera novità (e forse uno dei motivi per cui il mio voto è una sufficienza piena e anche qualcosa di più) è la compagniaInternazionale del Teatro di Rianimazione”: multietnica, con attori dall’Africa, dal Maghreb e dal Giappone (oltre a un pugliese...). Non a caso, nel mirino del signor Rossi finisce soprattutto la “paura dello straniero”, del diverso. Gli sketch migliori sono proprio questi. Altri sono da “limare” e da rodare. Se lo vedrete fra un paio di mesi, meglio per voi.

Ah, il teatro, nonostante una decina di repliche, era tutto esaurito. Insomma, a volte le polemiche servono: almeno a riportare la gente nei teatri, e a staccarla un po’ dalla tv. 
 

parole di Latifah | 17:26 | commenti (8) | teatro, televisione

giovedì, 27 gennaio 2005


Una mostra
Cina. Pittura contemporanea

Mi capita raramente di visitare mostre di arte contemporanea, purtroppo. Un po’ per pigrizia, un po’ per mancanza di tempo. Ma oggi ho avuto l’opportunità di sbirciare, in anteprima, una mostra eccezionale. E’ “Cina. Pittura contemporanea”, che si apre domani a Bologna in due sedi: Palazzo Saraceni (via Farini 15) e San Giorgio in Poggiale (via Nazario Sauro 22). C’è tempo fino al 6 marzo (tutti i giorni dalle 10 alle 18, lunedì escluso; ingresso libero), e se vi capita ne vale davvero la pena: è la prima esposizione al mondo – giurano gli organizzatori – dedicata esclusivamente alla pittura cinese contemporanea.


Sono stati selezionati 17 giovani artisti, di età tra i 30 e 40 anni: dunque, nati a rivoluzione culturale finita. Mao è morto nel 1976 e questa generazione, che non ha conosciuto lo schema prefissato di "arte per le masse", e' stata libera (o quasi: restano ancora alcuni "minimi" tabu' politici) di esprimersi. Liberta', sì, anche di prendere in giro Mao, e di ritrarlo tra i grandi di Yalta, al capezzale del Che e persino al casinò al fianco di Valeria Marini.

Grande ironia, in queste opere, e grande padronanza tecnica, dicono gli “esperti”: io non lo so, non sono esperta. Vivo l’arte contemporanea da spettatrice: posso dire “mi piace”, “non mi piace”. Semplicemente. Come faccio con i libri, i film, i cd.

Che bello, poter fare la propria “terza pagina” personale!

Grazie, blog. 

 

parole di Latifah | 18:38 | commenti (8) | arte

mercoledì, 26 gennaio 2005


Un film
Private

L’abitazione di una famiglia palestinese viene occupata da militari israeliani. Ma il capofamiglia non ci sta, non vuole abbandonare la casa, perché “essere rifugiati significa non essere”. Comincia così una convivenza impossibile: il piano superiore diventa un avamposto dei soldati nei territori occupati, mentre la famiglia (madre, padre, due figli adolescenti e due piccoli) è confinata al piano terra, ma di notte deve ritirarsi in una sola stanza.

E’ una storia vera, quella raccontata e diretta da Saverio Costanzo (figlio di Maurizio, sì) in Private, suo primo lungometraggio. Ed è una storia così vera che ne ho due esempi anche nella storia della mia famiglia. La casa natale di mio padre, in un paese di mare del sud Italia, fu occupata dagli Alleati. E la casa della famiglia del mio compagno, in un paese di mare della Toscana, fu occupata dai tedeschi. Ma quelle convivenze forzate, in fondo, sono durate un paio d’anni. Quanto durerà l’occupazione della casa palestinese? Quanto durerà il conflitto?


Perché questa è una storia vera, una storia di guerra, guerra quotidiana, fatta di bambini che la mattina vanno a scuola e la sera devono schivare bombe e proiettili. Fatta di padri e madri che vivono la loro resistenza anche così, asserrandagliandosi in casa. Per non soccombere.

Costanzo, da bravo documentarista, apre il film con una scena da tg, con l’invasione (sì, invasione) dei soldati nella casa, che diventa metafora di un popolo. Ma poi ci mostra quello che i tg non ci fanno vedere: la vita quotidiana della famiglia palestinese, ma anche dell’esercito israeliano. E per favore, non chiamatelo film fazioso o schierato, perché ci vengono mostrate le ragioni, e le assurdità, di entrambe le parti. Che, quando riescono a dialogare, anche solo con gli occhi, trovano un punto d’incontro. Se solo li facessero dialogare...

E’, dunque, un film misurato, anche se con qualche scivolone retorico. Perché è efficace quando mostra senza spiegare, quando ci fa sbirciare nel privato del conflitto da una fessura aperta in un armadio. Ma scade quando ci fa vedere un sogno del figlio adolescente, che si vede ripreso in tv come futuro kamikaze, kefya al collo e mitra imbracciato.

Mentre un altro sogno è la chiave di lettura del film, e del conflitto. Il padre si trova seduto faccia a faccia con il capo dei soldati, che gli chiede: “Why don’t you leave this is house?”.
La risposta del padre è semplice: “Because this is my house. Why don’t YOU leave this house?
Ma dal soldato non arriva nessuna risposta.

Bravissimi gli attori, in testa a tutti il protagonista Mohammad Bakri. Mediocre il doppiaggio (anche se è felice la scelta di lasciare in originale, con sottotitoli, le parti in israeliano e in inglese).

Voto: 8

Contatore: 6 film visti al cinema nel 2005. 
 

parole di Latifah | 19:36 | commenti (11) | visioni2005


Un referrer

Dall'elenco delle chiavi di ricerca del mese di gennaio, qualcuno è arrivato al mio blog da Google cercando:

dicembre sharm conosciuto tipa

Mi chiedo: quanti anni avrà 'sto tipo? E la tipa, gli avrà dato un numero di cellulare falso perché non ne voleva sapere di lui? Oppure, è la tipa che cerca il tipo perché sa che lui ha scritto del loro incontro su un blog... No. E' il tipo che cerca la tipa, magari una tipa qualsiasi che è stata a Sharm. Oppure lei è una straniera, che so, una cubana che si chiama proprio Tipa, con la t maiuscola. Naaaa.

Sono troppo curiosa, quando vedo dei referrers del genere...

Comunque, non sono io. In dicembre ero a Marsa Alam. Ritenta, sarai più fortunato. Ma se ripassi di qua, per favore, mi racconti esattamente come è andata con la tipa? 

parole di Latifah | 12:01 | commenti (13) | referrers

martedì, 25 gennaio 2005


Una classifica
I miei cinque film

Avete presente il film (di Stephen Frears) o il libro (di Nick Hornby) “Alta fedeltà”? Il protagonista ha la mania di stilare una “top five” su qualunque cosa, a partire dalle cinque “fregature” (ovvero, donne).

Ogni tanto mi piace fare questo gioco con i film. Ma sceglierne solo cinque... è terribile! Ieri sera, con il “coinquilino”, ne avremo citati almeno trenta. Comunque, ci provo.

Non sono i cinque migliori film in assoluto della storia del cinema. Ma cinque film che per me rappresentano qualcosa. Una scoperta. Un ricordo. Soprattutto un’emozione. Eccoli:

Amarcord
Apocalypse Now
Luci della città
Pulp Fiction
Sonatine


E i vostri, quali sono?

Intanto, vi segnalo che è nato un cine-forum, ovvero un luogo di discussione sul cinema e dintorni aperto a blogger e no.
Passa parola. 

parole di Latifah | 12:04 | commenti (49) | personale, visioni2005

lunedì, 24 gennaio 2005

Una giornata

Fiu! Finisco ora di lavorare... Un'occhiata veloce alle previsioni del tempo...

Però: domani massima reale -6 gradi, minima percepita -30.

Uhm.

Da qualche parte venderanno dei moonboot zebrati?

Be'. Intanto potrei aver trovato il mio costume di carnevale...

 

(Scheeeeerzo, eh!)

parole di Latifah | 21:16 | commenti (16) | personale, meteo

domenica, 23 gennaio 2005


Una mania
Sono entrata nel periodo zebrato…

Chi mi conosce sa che, quando mi metto in testa qualcosa, non mi ferma più nessuno.
Tutto è cominciato poco prima di Natale, con l’acquisto di una pochette


Poi mi sono fissata con le scarpe. Quest’anno c’è un’abbondanza di maculato, di pitonato, tutto il leopardato che volete. Ma di zebrato, poco. E del mio numero, nulla. In saldi, poi, meno di zero.
Ormai mi sentivo perduta.
Così, sono caduta su un abito, e a sfondo rosso…



(Per chi mi frequenta: tranquilli, non lo indosserò mai per uscire, mi serve per una danza egizana in stile baladi!)

Ma non è finita qui.
Sabato mattina, sono stata attirata dalla vetrina di un ottico… E così, mi sono comprata i miei primi occhialini da lettura.



(Embè, che avete da guardare? Sì, sono diventata presbite, e allora? Gli anni passano per tutti…)

Pensavo di avere soddisfatto il mio periodo zebrato.
E invece NO!
Come per magia, si sono finalmente materializzate davanti ai miei occhi LORO!



(Colui che – diciamo così – è il mio coinquilino da una decina d’anni ha dichiarato che non uscirà MAI con me e quelle lì ai piedi…).

Per fortuna, c’è qualcuno in casa che ha apprezzato l’acquisto…


Ok. Credo, per ora, che mi fermerò qui. 

Però, magari, una bella giacca... 

No, eh?

parole di Latifah | 21:36 | commenti (29) | personale, nerone

sabato, 22 gennaio 2005


Un videogioco
Tsunami, un secolo dopo


Qualche giorno fa stavo guardando la vetrina di un’edicola quando ho avuto un sussulto. Un videogioco intitolato Tsunami? Omammamia! – ho pensato – alla faccia dell’instant videogame... Già mi immaginavo un gioco con il maremoto, onde assassine, isole distrutte... al cattivo gusto non c’è mai fine, no?

E invece, per fortuna, non è così. Il videogioco, intitolato “Tsunami 2265: 1st Century After”, risale infatti a oltre due anni fa. Ed è una “normalissima” storia di robot sparatutto.

Certo che vederlo in bella mostra in edicola mi ha fatto pensare che il distributore abbia colto al balzo il riferimento all’attualità per rimetterlo in circuito e, magari, fare un po’ di largo nel magazzino. Se è così, è proprio vero che il cattivo gusto non arriva mai al game over

parole di Latifah | 15:41 | commenti (13) | notizie

venerdì, 21 gennaio 2005


Un film
Les choristes – I ragazzi del coro

Il mio 2005 al cinema è cominciato bene e prosegue ottimo e abbondante. Sto anche recuperando qualche pellicola del 2004, grazie ai parrocchiali che propongono una programmazione di discreta qualità. Così, domenica scorsa ho visto Les Choristes – I ragazzi del coro, diretto da Christophe Barratier, ed è stata una piacevole visione. Anche perché ero convinta di andare a vedere un film drammatico... invece direi che è proprio una commedia “alla francese”, di quelle che piacciono a me. Magari un po’ troppo “buonista”: quasi una favola. Ma ogni tanto ci vuole.

La storia, in poche parole, è quella di un insegnante che, nel 1949, viene assoldato come sorvegliante in un istituto per bambini e ragazzi “difficili”: riuscirà a conquistarli grazie alla musica, fondando un coro, dal quale uscirà anche un grande direttore d’orchestra. Ottima la prova del protagonista, Gerard Jugnot, che ricordo al fianco di Jean Rochefort in Tandem di Patrice Leconte. E bravissimi tutti i giovani interpreti.

Un plauso al doppiaggio: finalmente dei ragazzini con voci credibili, senza troppo birignao o fastidiosi accenti romaneschi.

Voto: 8

parole di Latifah | 11:47 | commenti (12) | visioni2005

giovedì, 20 gennaio 2005

Una scorta
…e una coincidenza

C’è quella mia – ehm – amica che ha ricevuto in regalo, qualche giorno fa, un buono acquisto in libri, e così oggi ha fatto scorta. Aveva già qualche titolo in mente, ma – come succede, curiosamente, anche a me – si è soffermata a lungo in libreria lasciandosi trasportare dal caso.
Due i libri che aveva già deciso di acquistare: “Il dono di Asher Lev” di Chaim Potok e “Oblio” di David Foster Wallace, due autori di cui la mia – ehm – amica ha tanto sentito parlare, soprattutto tra i blogger.
Ma il buono le lasciava ancora ampi margini di acquisto.
Così ha pensato ad un regalo per il proprio compagno, e la scelta è caduta su “Stramonio” di Ugo Riccarelli.
Poi ha visto l’ultimo romanzo di Massimo Carlotto, “Niente, più niente al mondo”, un librino perfetto da leggere in autobus. Poco lontano, le ha fatto l’occhiolino un altro volumetto maneggevole, adatto da portare in borsa: “Antichrista” di Amélie Nothomb.
La mia – ehm – amica ha quindi fatto il totale a mente scoprendo di avere ancora qualche spicciolo a disposizione. Si è fermata in mezzo alla libreria, per decidere la direzione da prendere. Saggistica? No, non è il suo – e nemmeno il mio – genere. Magari un cd o una videocassetta, per cambiare… Poi ha visto alla cassa un volto conosciuto: Simona Vinci, in fila per pagare i propri acquisti. Così i pochi euro rimasti sono serviti per comprare “Dei bambini non si sa niente”.
Ma la mia – ehm – amica è un po’ presuntuosa, e ha interpretato questo incontro in libreria con la giovane scrittrice come una coincidenza… Un segnale. Un portafortuna. Chissà!
Intanto aspetto che mi presti tutti questi libri. Abbiamo i gusti molto simili, io e lei.

parole di Latifah | 14:02 | commenti (20) | personale, letture2005

mercoledì, 19 gennaio 2005

Un esercizio di stile
Recensire una ciofeca esaltandola in stile vincenzomollichiano

Bentornata, Bridget Jones! La paladina di tutte le ragazze in perenne lotta contro i chili di troppo, la solitudine affettiva e l’insoddisfazione sul lavoro, ci delizia con il seguito del suo divertentissimo diario. In questo “pasticcio” Renée Zellweger ci offre una interpretazione magistrale in pieno stile Actor’s Studio: la brava e bella attrice texana è ormai paragonabile a De Niro per il lavoro di immedesimazione nel personaggio, che la porta a sottoporsi ad estenuanti diete ingrassanti per trasformarsi nella taglia 46 della creatura della scrittrice Helen Fielding, già al lavoro per regalarci il terzo episodio di questa che ormai si profila come una saga generazionale.
Non vogliamo togliervi la sorpresa rivelandovi la trama, intrisa di battute salaci e di colpi di scena. Ma non possiamo non segnalare le divertenti schermaglie tra Colin Firth e Hugh Grant, nei ruoli - rispettivamente - del fidanzato che tutte le ragazze sognano, e dell’amante che tutte le donne desiderano.
Infine, un grazie al regista Beeban Kidron per la sapiente direzione, e per averci offerto un’immagine di Londra come città romantica, creativa e ospitale, dal fascino inattaccabile, degno scenario per questa commedia che entra di diritto nel novero dei film leggeri ma di culto.
Arrivederci a presto, Bridget Jones!



* * *


NdR: fiuuu, che fatica! Però forse ho capito perché Vincenzo Mollica è così... E' proprio lui a spiegarlo, nel suo sito, quando racconta di avere vissuto uno “strano incidente stradale” da cui è uscito “vivo per miracolo”:

“Avendo battuto la testa abbondantemente sul finestrino, superata l’euforia miracolistica dovuta al salvataggio, mi sono reso conto che mi ricordavo metà delle cose che ho vissuto”.

Ah, ecco.  

parole di Latifah | 12:47 | commenti (20) | parole, visioni2005

martedì, 18 gennaio 2005

Un film
Che pasticcio, Bridget Jones!

Che noia, Bridget Jones! Se il primo “episodio” non mi era dispiaciuto (sempre un filmino, ma in fondo divertente, adatto per una serata con le amiche), “Che pasticcio, Bridget Jones!” ha tutti i difetti dei sequel, anzi, peggio: sembra quasi una parodia. Renée Zellweger è sempre più ciccia, Colin Forth è sempre più bolso e Hugh Grant è... tristemente invecchiato.

La vicenda della prigionia di Bridget in Thailandia, poi, è patetica, per non dire altro: decine di detenute, in una cella linda e allegra come una camerata di alunne in gita scolastica, si divertono a cantare “Like a virgin” di Madonna. Quasi una scena offensiva.

Film, in una parola, inutile.

Voto: 5 

parole di Latifah | 15:12 | commenti (18) | visioni2005

lunedì, 17 gennaio 2005

Una previsione

Da kataweb:

Domani: temperatura massima reale 1°; temperatura percepita -11°.

Mercoledì: temperatura massima 0°; percepita -21°.

Ha ragione MetallicaFisica: altro che sandali, dovevo comprare i MoonBoot... oppure andare direttamente in letargo.  

parole di Latifah | 19:27 | commenti (22) | meteo

Un acquisto
Un sandalo in inverno

Sabato pomeriggio, in giro per saldi. Obiettivo: un paio di scarpe zebrate a tacco alto. Non lo so perché mi sono fissata con ’ste scarpe zebrate... l’idea mi venne dopo aver visto “Se mi lasci ti cancello”: tutta colpa dei capelli blu della protagonista. Cosa c’entra? Eh, i miei meccanismi mentali sono contorti...

Comunque, niente da fare. Già lo sapevo, ma sabato ne ho avuto la conferma: se portate il numero 38, non illudetevi di trovare calzature in saldi. Dal 37 in giù, o dal 39 in su, tutti i modelli che volete. Ma di 38 non se ne parla proprio. Forse avrei trovato qualcosa di leopardato, ma insomma, non mi sento così trasgressiva...

Ma quando una donna ha la propensione all’acquisto, nulla può fermarla. Così mi sono comprata un paio di sandali di vernice nera a tacco alto.

Prima o poi arriverà l’estate...

parole di Latifah | 13:50 | commenti (28) | personale

domenica, 16 gennaio 2005

Un libro
Quello che rimane
di Paula Fox

Ho sempre diffidato dei libri che, in quarta di copertina, strillano di se stessi “Un capolavoro” (Giornale tal dei tali) o “Fenomenale” (So-ben-io tv). Su di me hanno un effetto controproducente. Perciò credo che, di mia iniziativa, non avrei mai comprato “Quello che rimane” di Paula Fox, scrittrice newyorkese ottantenne (il romanzo è del 1970). Infatti mi è stato regalato da un amico, al termine di un corso che avevamo frequentato entrambi. Per lui, era un simbolo di “qualcosa che rimane”: un libro, ma anche un’amicizia. Bellissimo pensiero, ma quando sbirciai la quarta di copertina…

“Ogni riga di Quello che rimane, ogni gesto dei suoi personaggi è vivo e sorprendente” (New York Times).
“Paula Fox è talmente grande che vorresti scendere per strada e gridarlo per farla conoscere a tutti” (Newsweek)

Uhm… addirittura?

Perciò quel libro è rimasto per un anno sul comò (dove stazionano i libri che hanno una lunga fila davanti, prima di essere letti; i primi in lista sono sul comodino). L’ho improvvisamente ripescato un mesetto fa, e così mi ha traghettato dal 2004 al 2005.

La vicenda si snoda in poche giornate, quelle di una coppia matura, sull’orlo della crisi, il cui apparente equilibrio viene rotto da un episodio quasi banale: lei viene morsa da un gatto, forse malato di rabbia.

Be’, non sarà un capolavoro, però è una scrittura nervosa, un po’ angosciante, che mi ricorda Carver (e per me è un complimento). Anzi, mi ha fatto venire voglia di rileggerlo. Così, in pole position sul comodino, ho una sua raccolta di racconti inediti (usciti postumi) che vagava per la casa da tempo. A volte ritornano.

Voto: 7 

parole di Latifah | 21:41 | commenti (4) | letture2005

sabato, 15 gennaio 2005

Un concorso
…e una vincitrice

C’è una mia – ehm – amica che ha partecipato a un concorso letterario. Nooo, mica uno di quelli importanti, no no. Una robetta, un premiucolo di quelli organizzati da tante località di provincia.
E questa mia – ehm – amica, pensa te, l’ha pure vinto, il concorso. E – sono sincera – non lo meritava proprio, perché c’erano tanti altri racconti più interessanti del suo.
Questa mia – ehm – amica, me l’ha mandato, il suo raccontino. Proprio una cosina, un po’ lungo, a dire il vero, e anche barboso, tanto che gliel’ho – ehm – un po’ accorciato e modificato, e l’ho pubblicato sul blog Avanzi di scrittura.
Però c’è una cosa che questa mia – ehm – amica ci tiene a far sapere. E’ una frase che caratterizza questo premio. E siccome lei – ehm – l’ha trovata molto bella, e la vorrebbe condividere con voi, eccola qua.

“Continuate a trovare un attimo della vostra vita per la scrittura.
Perché scrivere è viaggio, avventura, vita, è memoria che riaffiora e aiuta ad affrontare il domani.
Perché in fondo al viaggio c’è sempre un traguardo da raggiungere e un attimo da ricordare.” 

parole di Latifah | 16:31 | commenti (8) | parole, personale

venerdì, 14 gennaio 2005

Un disco
Skiantos – La krema 1977-2002
“Largo all’avanguardia
pubblico di merda
tu gli dai la stessa storia
tanto lui non c’ha memoria”
 
 
 
Inauguro oggi la nuova sezione “Ascolti” con il primo cd che è entrato in mio possesso nel 2005: “La krema 1977-2002” degli Skiantos. Un regalo di una collega che nemmeno conosceva la mia passione per Freak Antoni e compagni. Un amore adolescenziale, tanto che se devo pensare al disco che ho ascoltato di più in quegli anni, è proprio il loro primo LP, “Monotono, un 33 giri di vinile giallo.
 
Per apprezzare gli Skiantos, forse bisogna aver vissuto alla fine degli anni ’70 a Bologna. Non tanto il periodo più caldo del ’77, quello di Radio Alice, degli scontri, dell’uccisione di Francesco Lorusso, l’11 marzo, e del raduno degli autonomi, a settembre (anche se è in quell’humus che anche gli Skiantos sono nati). Io ero troppo piccola, allora.
 
Invece me lo ricordo bene, il mitico concerto di Bologna Rock, il 2 aprile 1979. Avevo già una cassetta degli Skiantos, Inascoltable (la si trovava solo al mercato della Piazzola o ai concerti), ma anche alcuni 45 giri di gruppi come Wind Open e GazNevada, nonché una bella cotta per Andy J. Forest, armonicista e bluesman poi approdato al cinema (anche se in film discutibili) e alla scrittura. Non era il mio primo concerto, ma di sicuro è quello che mi è rimasto più impresso di quegli anni, perché era come vivere un evento, piccolo forse, ma che per me rappresentò un momento di crescita. Non avevo ancora 14 anni... ed ero lì, in mezzo a migliaia di persone, a ballare (e a sballare?), mentre gli Skiantos cucinavano spaghetti sul palco invece di suonare (ne ha parlato anche Enrico Brizzi, e c’è persino chi si è ispirato a quell’episodio per il titolo del proprio blog).
 
Quella breve epoca, per me (e per Bologna) spensierata, si è conclusa con un altro concerto storico: quello dei Clash in piazza Maggiore. Era il primo giugno 1980. Poi, dopo nemmeno un mese, la strage di Ustica. Ancora poche settimane, ed è scoppiata la bomba alla stazione. E così sono cominciati gli anni Ottanta.

 

 
 

parole di Latifah | 12:03 | commenti (16) | bologna, ascolti, personale

mercoledì, 12 gennaio 2005

Un pettegolezzo
Un sindaco e tre bebé
 
Da mesi la voce circola, in città. All’inizio sembrava una leggenda metropolitana, poi i boatos sono diventati sempre più insistenti, con una escalation imprevedibile, tra luglio e dicembre.
 
“Il nostro sindaco ha lasciato la moglie e ha una giovane fidanzata in un’altra città”.
“La nuova donna del sindaco è incinta”.
“E’ incinta di due gemelli”.
“I gemelli sono nati”.
Il sindaco ha una nuova fidanzata”.
Anche la nuova fidanzata è incinta”.
 
Naturalmente, visto che “lo sanno tutti”, il gossip è noto anche ai giornalisti. Ma in Italia vige una regola: di storie di pelo e di politica non si scrive, perché in fondo sono affari privati. Almeno fino ad un certo punto...

E poi non è nemmeno vero che non se ne sia scritto. Lo ha fatto Chiara Beria d'Argentine sulla Stampa, in novembre (in modo molto elegante e sfumato), ripresa da Dagospia, che poi, pochi giorni fa, è tornato ad accennare a questo Mistery familiare...
 
Ma oggi il gustoso pettegolezzo è stata sbattuto da Gianluca Neri su Macchianera. Quindi – almeno nel mondo blog – la notizia (?) è diventata di pubblico dominio.
 
E come mai anche gli oppositori del sindaco (almeno finora) hanno continuato a farsi gli affari loro? Semplice: perché chi è senza peccato, o senza figli illegittimi o amanti nell'armadio, scagli la prima pietra.

Ora, però, il sindaco diventa attaccabile dal punto di vista politico. Intanto, perché l’ultima fidanzata (pare, si dice, si mormora) sarebbe una stagista in Municipio (vi ricorda qualcosa, la storia della stagista?). E il precedente sindaco fu al centro di uno scandalo, perché assunse a Palazzo (con contratto a tempo determinato) la figlia della seconda moglie. Ma anche questo lo fanno tutti, no?
 
Però... c’è un altro problema. Succede, infatti, che nei giorni tra Natale e Befana il sindaco sia stato sempre assente. Be’, tutti hanno diritto ad una vacanza, ovvio. Ma, insomma, diciamo che la sua assenza è brillata in almeno tre occasioni: ad un pranzo di Natale con i poveri, a cui tradizionalmente partecipa il primo cittadino (e anche in questo caso Dagospia non si è fatto sfuggire la circostanza); alla commemorazione di un gravissimo fatto di cronaca, dove l’amministrazione comunale è stata rappresentata dal vice sindaco; sul luogo di un tragico evento che ha coinvolto, tra le vittime, anche alcuni suoi concittadini (solo due giorni dopo il sindaco è ricomparso). 
Dov’era il sindaco in quei giorni, durante quegli avvenimenti, di cui due previsti da tempo? Forse aveva troppe fidanzate e troppi figli da frequentare?
Certo, sono affari suoi.
Ma, se comincia ad essere "assente" (non tanto ad incontri pubblici, quanto dalla città che amministra), anche un po’ nostri.
O no?
AGGIORNAMENTO
Da "fonte autorevole", come si dice in questo caso, apprendo che la storia dei gemelli è vera, quella della stagista no. Ovvero, la stagista incinta a Palazzo c'è, ma il padre non è il sindaco...
Quindi, il titolo va rettificato così:

Un sindaco, due bebé e una bufala

Insomma, l'incremento delle nascite in città non è tutto merito suo...

parole di Latifah | 18:07 | commenti (26) | notizie

Un film
Melinda e Melinda
 
Per una recensione completa e competente, rimando al giudizio uno e trino di Marquant.
 
Di mio aggiungo che in Melinda e Melinda (filmino leggero ma gustoso) manca proprio Woody Allen, qui sostituito da Will Ferrell (con un doppiaggio discutibile e fastidioso di Pino Insegno, che sembra fare il verso ad Oreste Lionello, storico doppiatore di Allen).
 
L’impressione più forte che mi lascia questo film è che a New York bevano tutti di continuo, soprattutto vino in calici a stelo lungo, che fa tanto glamour.
Però New York è sempre New York, e mi è venuta una gran voglia di tornarci... ma non sono sicura che Woody sia sempre Woody.
 
Vale comunque la pena vederlo, e il finale - anche se un po’ furbetto - è un vero colpo da maestro.
 
Voto: 7

parole di Latifah | 14:42 | commenti (13) | visioni2005

martedì, 11 gennaio 2005

Un giochino
Crittografia
 
Indovinate a quali lettere corrispondono i numeri:
 
“I12i 3l l3vo2o 1’ st3t3 un3 gio2n3t3 4i 51243”.
 
 

parole di Latifah | 11:37 | commenti (18) | personale

lunedì, 10 gennaio 2005

Un film
Un bacio appassionato
 
Giudizio sintetico
Ken Loach si è bollito il cervello...
 
Giudizio articolato
Sono d’accordo sul fatto che islam e cattolicesimo siano religioni ugualmente intolleranti e retrograde, che il loro concetto di famiglia e di comunità sia anacronistico, che l’amore vada la pena viverlo anche se non è eterno... Ma perché Ken Loach abbia voluto comunicarci questi concetti imbastendo un film melenso e didascalico, proprio non lo capisco.
Ok, a me non piacque nemmeno La canzone di Carla, lo dico subito. E Un bacio appassionato un po’ ci assomiglia, ecco. Qui siamo a Glasgow, città scozzese dove convivono (male) protestanti e cattolici, e con loro, da ormai 40 anni, anche i musulmani. Ecco, quindi, la storia (contrastata, naturalmente, da novelli Giulietta e Romeo) che nasce tra un affascinante dj pakistano e una bella insegnante di musica, che oltre ad essere cattolica è pure irlandese.
Riusciranno i nostri eroi a sfidare le convenzioni e le rispettive famiglie, comunità e religioni? Non vi svelo il finale. Per invogliarvi (?) a vederlo, vi dico che in questo film c’è una delle scene di sesso più noiose e inutili della storia del cinema, un c*nniling*s che dura un’abbondante manciata di minuti comunicando lo stesso erotismo che può avere una patata bollita.
Per favore, ridatemi il Loach di Paul, Mick e gli altri... con la sua storia di privatizzazione delle ferrovie e delle sue conseguenze sulla sicurezza, che tra l’altro, come si dice in questi casi, è di drammatica attualità.
Se la mia scheda si conclude comunque con una sufficienza abbondante, è soprattutto per una frase, pronunciata in apertura del film, che cercherò di imparare a memoria per citarla ogni volta che sento delle castronerie sull’islam:
 
"Immaginate se prendessi alcuni Cristiani: George Bush, il papa, Carlo Magno e Willie il Bidello, e ne facessimo un'unica persona, voi comincereste a ridere. Perché? Perché è una cosa stupida. Ma questo è ciò che l'Occidente fa con l'Islam: come se un miliardo di musulmani, sparsi in cinquanta Paesi, con centinaia di lingue e divisi in molti gruppi etnici, fossero tutti un'identica cosa".
 
Voto: 6.5

parole di Latifah | 16:18 | commenti (16) | islam, visioni2005

domenica, 09 gennaio 2005

Una compilation

Mi è stato chiesto se, dopo i libri e i film, avrei stilato un bilancio 2004 musicale. Be’, non ci avevo pensato, anche perché mi occupo poco di musica, qui sul blog. E una ragione c’è: negli ultimi tempi (diciamo mesi) non ho tanta voglia di ascoltarla. Inoltre, ho dei gusti un po’ settari: non mi piace il rock, il pop, l’indie e, in generale, tutta la musica "cantata", soprattutto in inglese. Preferisco quella strumentale, insomma: dal jazz alla classica, dall’etno al tango. Con le immancabili eccezioni, soprattutto per qualche autore italiano. Ma se dovessi indicare una sola preferenza, indovinate un po’? Eh sì, la musica araba, di qualsiasi tipo. Oh, sono fatta così, non lo faccio apposta…
Comunque, guardando la discoteca di casa (circa 400 cd, a occhio e croce) e concentrandomi su quelli che sono entrati in mio possesso nel 2004, ecco i dischi che ho ascoltato di più:

Ian Garbarek – In praise of dreams
Tetes de Bois – Pace e male
Battiato – Last summer dance
CSI – In quiete
Hakim – Tamni Aleek
Misriat – The art of Pink Floyd
Pink Floyd – The dark side of the moon
Faber Amico Fragile

Più che una classifica, diciamo che è una compilation… anzi, quasi quasi mi faccio un cd. Naaaa. Sono troppo pigra. Meglio continuare ad ascoltarli uno alla volta.

parole di Latifah | 19:00 | commenti (12) | ascolti

sabato, 08 gennaio 2005

Una giornata qualunque

Oggi, per il Caravanserraglio, non ho nulla da dire.

Il mio pensiero è altrove.

parole di Latifah | 13:28 | commenti (2) |

venerdì, 07 gennaio 2005

Un aggettivo
“Imprevedibile Latifah”
 
E’ buffo aprire la cronaca locale di Repubblica, trovare un articolo sui blog bolognesi cinefili e trovare citato anche il proprio... L’autore è Roy Menarini, critico cinematografico, docente del Dams ed ex blogger deluso: giudicò la sua esperienza come “un fallimento”, perché voleva "di più e meglio”.
Sinceramente, non avevo mai considerato il mio Caravanserraglio come un blog “cinefilo”. Per me è solo un taccuino dove appunto “pensieri, parole, opere e viaggi (reali e mentali)”. Tra le opere, ci sono i film, è vero, ma anche (e soprattutto) i libri. E proprio in questi giorni pensavo di appuntare, su questo block notes, anche riflessioni sui dischi. Insomma, mi sento inadeguata ad essere citata al fianco di Seconda Visione, Giovane cinefilo e Tossine, tutti blog che leggo da tempo.
Ecco cosa scrive ad un certo punto Roy:
“Altra star dei blog nostrani è Emanuela Zini, che tiene una sorta di diario dolce e stravagante sulle proprie visioni cinematografiche e televisive, scritto con gusto e competenza, come del resto quello della imprevedibile Latifah”.
 
Imprevedibile... Be’, devo dire che questo aggettivo mi piace.
 
Dal dizionario De Mauro on line:
imprevedibile   im|pre|ve|dì|bi|le
agg.
1 che non si può prevedere: un i. contrattempo
2 che si comporta in modo difficile da prevedere: donna i.
 
Sempre meglio che essere prevedibile, no?

(Grazie a Daniwhynot che mi ha segnalato l'articolo!)

parole di Latifah | 12:30 | commenti (14) | blog, personale

mercoledì, 05 gennaio 2005

Una citazione


"In paesi come il Marocco (...) per secoli, madri e zie hanno insegnato alle bambine i gesti elementari della danza orientale come un esercizio di potenziamento dell'autocoscienza. Lo fanno ancora, e la danza è tramandata dalle donne di generazione in generazione, come celebrazione del corpo e rituale di rafforzamento del sé". (da L'Harem e l'Occidente di Fatema Mernissi)


Avrei proprio bisogno di rafforzare un po' il "me". Magari con una vacanza in Marocco.

parole di Latifah | 15:11 | commenti (8) | parole, marocco, araberie, danza orientale

martedì, 04 gennaio 2005


Un bilancio
Visioni 2004

Oggi tocca al cinema. Annata magra: appena venti film, più qualche videocassetta (non sono tecnologica: non ho né il satellite, né il dvd). DEVO migliorare. Il problema è che esco dal lavoro tardi, e se vado alla proiezione delle 22.30 mi addormento, o comunque non me la godo. Il mio orario preferito per andare al cinema è il tardo pomeriggio, preferibilmente in un giorno feriale: circostanza piuttosto rara.

Comunque, sono tre i film che hanno meritato un bel 9, e nessuno è italiano (i link, se presenti, portano tutti alle mie schede):

21 grammi
(A. G. Inarritu)
Big Fish – Le storie di una vita incredibile (T. Burton)
Kill Bill Vol 1. e 2 (Q. Tarantino)

Poi, un gruppetto a cui ho dato 8, e tra questi anche alcuni italiani (anche se, a ripensarci, alzerei a 8,5 il voto per Le conseguenze dell'amore, di sicuro il miglior film italiano tra i pochi che ho visto):

Agata e la tempesta
(S. Soldini)
L’amore ritorna (S. Rubini)
Le conseguenze dell’amore (P. Sorrentino)
Lost in translation (S. Coppola)
Matrimoni e pregiudizi (G. Chadha)
Primo amore (M. Garrone)

Quattro i titoli da 7, voto che in genere ho riservato a film che hanno deluso delle aspettative più alte:  

Il declino dell'impero americano (D. Arcand)
Fahrenheit 9/11 (M. Moore)
Non ti muovere (S. Castellitto)
Se mi lasci ti cancello (M. Gondry)